Sembra incredibile ma l’esistenza dello Statuto dei lavoratori non ha bloccato la capacità di profitto delle imprese italiane. Sono stati enfatizzati, in particolare dal Sole 24 Ore, i forti utili prodotti dalle società quotate alla Borsa di Milano. Utili che hanno consentito alle aziende del listino di distribuire dividendi in crescita rispetto al 2013: 15,3 miliardi di euro contro i 13,7 dell’ano precedente.
La crescita degli utili, e dei dividendi, prosegue dal 2012. Quell’anno furono distribuiti 13,7 miliardi, in calo rispetto ai 14,6 del 2011, l’anno nero della crisi dello spread. Poi, nel 2013 si è tenuta la quota dei 13,7 per passare ai 15,299 miliardi del 2014. Il segnale è esplicito: dopo la grande fase nera della crisi iniziata nel 2008 e dopo la “grande paura” del 2011, con il rischio paventato di un’uscita dell’Italia dall’euro, le cose sono tornate a posto.
I signori della Borsa dovrebbero dire grazie a Mario Monti o a Mario Draghi che, con politiche di riduzione del costo del lavoro e di assottigliamento di voci sociali come le pensioni hanno garantito un recupero di “profittabilità”, come la definisce il quotidiano confindustriale, decisamente positiva. Lo conferma l’andamento degli utili conseguiti tra il 2009 e il 2013 da alcune delle società leader di questo movimento: 2,25 miliardi per Luxottica, 1,27 miliardi per Parmalat, 4,3 miliardi per Snam e 2,8 miliardi per Terna. Per non parlare del risultato sbalorditivo di Enel che nel quinquennio preso in esame ha realizzato 18 miliardi di utili netti cumulati sfruttando a pieno lo status di utility che poggia su un flusso certo di ricavi.
Il movimento di crescita era già inscritto nell’andamento dell’indice borsistico Ftse Mib che da inizio anno ha realizzato un brillante + 22,6%, reggendo il passo dei concorrenti internazionali.
Come detto all’inizio, tutto questo si è realizzato in presenza delle vecchie norme sul lavoro, prima del varo del Jobs Act. Vedremo se l’allentamento di quei diritti produrrà balzi ancora più consistenti. Quanto, però, l’impennata dei profitti si tradurrà in maggiori investimenti e in una crescita complessiva dell’economia italiana è tutto da verificare. E, visto l’andamento degli ultimi anni, anche da dubitare.

dal Fatto quotidiano dell’8 aprile

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