Cosa può fare la Coalizione sociale? Una prima risposta a questa domanda è stata data domenica 14 giugno alla festa della Fiom milanese che si è tenuta nella fabbrica recuperata della Rimaflow a Trezzano sul Naviglio: Case del Mutuo soccorso. E così, al termine di un dibattito che ha visto la partecipazione di circa 500 persone, Maurizio Landini ha avuto l’onore di tagliare il nastro della prima Casa del Mutuo soccorso nata in una fabbrica dismessa e recuperata e interna al progetto della Coalizione sociale.

La Rimaflow è ormai un’esperienza simbolo di cui si occupa anche il presidente boliviano Evo Morales che la scorsa settimana ha cambiato la propria agenda milanese per incontrare gli operai Rimaflow, discutere della loro situazione e farsi regalare anche il loro celebre “Rimoncello”, il limoncello fatto in fabbrica.

Gli operai, tra l’altro, proprio dopo aver resistito per oltre due anni e aver individuato una nuova attività produttiva in grado di dare loro un lavoro e di ripristinare un’attività produttiva negli spazi abbandonati dalla vecchia Maflow – scappata via dall’Italia in fretta e furia e portandosi dietro anche i macchinari – sono finiti sotto un violento, e improvviso, attacco da parte del Comune (Pd) che, in sintonia con Unicredit – proprietaria dell’area – potrebbe aver individuato nuove attività nell’area e vede malvolentieri l’attivismo sociale dello spazio occupato. Il 28 maggio, quando in Prefettura si è tenuto l’incontro decisivo tra municipio, proprietà e Rimaflow, per firmare l’accordo definitivo di gestione della fabbrica (anche grazie al supporto di Libera) il Comune ha scelto di non presentarsi (la situazione si è poi regolarizzata in seguito alle pressioni dei lavoratori e dei cittadini con un incontro avvenuto il 19 luglio).

La proposta della Casa del Mutuo soccorso è stata illustrata a Landini e alla Fiom milanese – che ha tenuto la sua festa provinciale proprio dentro i capannoni riempitisi fino a tarda sera – dalla Rimaflow riprendendo un articolo poco noto dello Statuto dei lavoratori, l’articolo 11, secondo il quale“le attività culturali, ricreative ed assistenziali promosse nell’azienda sono gestite da organismi formati a maggioranza dai rappresentanti dei lavoratori”. Con questa norma si sono costituiti i Cral aziendali diventati nel tempo dei dopo-lavori svuotati di contenuto ma la loro origine risale, spiegano a Rimaflow, alleSocietà Operaie di Mutuo Soccorso.

Da qui la Casa del mutuo soccorso, aderente alla Federazione Italiana del Tempo Libero, con l’obiettivo di “rimettere nelle mani dei lavoratori e delle lavoratrici gli strumenti pratici di organizzazione della solidarietà”.

Tra le attività progettate ci sarà lo Spazio Fuori Mercato, una logistica per mettere direttamente in collegamento i piccoli produttori agricoli e i consumatori, tramite il ruolo dei Gruppi di acquisto solidale. La cucina popolare in fabbrica con i locali già ampiamente preparati e ristrutturati, salute e assistenza per chi ne ha bisogno (dentista sociale, assistenza psicologica), scuola popolare, libri usati, culture nelle sue varie forme ma anche prestiti in denaro (anche tramite la banca ore del lavoro), recupero di stabili sequestrati alla mafia e ogni altra attività utile sul territorio.

La proposta è stata salutata molto positivamente da Maurizio Landini che, assieme a Evo Morales, Giuseppe De Marzo di Libera, Paolo Rossi (presente alla festa della Rimaflow per lo spettacolo conclusivo) ha firmato l’appello di solidarietà alla fabbrica ipotizzando anche forme ulteriori di iniziativa come “mettere in discussione i nostri conti correnti alla Unicredit, in fondo è l’unico linguaggio che capiscono”.

Landini nel suo intervento, che ha concluso la serata della Fiom, ha ribadito i punti della Coalizione che più gli stanno a cuore: non sarà un partito, farà politica, punta a unire ciò che il capitalismo divide e rappresenta una possibilità per far ripartire le lotte e conquistare, da capo, i diritti che sono stati cancellati. L’auspicio è quello che si costruiscano coalizioni sociali territoriali in cui non si guarda ai propri interlocutori per quello che sono ma per cosa vogliono fare e dove vogliono andare. “Io ho avuto la fortuna di lavorare grazie a diritti conquistati da quelli prima di me”, ha concluso Landini, “per questo mi sono chiesto: cosa lascio a chi c’è dopo? Dobbiamo avere il coraggio di provarci peggio di così non può andare”.

La Casa del Mutuo soccorso è stata una prima risposta concreta alle domande poste dalla Coalizione sociale nello spirito del “primo movimento operaio” evocato all’assemblea nazionale del Frentani da Stefano Rodotà. Nel suo intervento il professore già candidato alla Presidenza della Repubblica aveva ricordato il canto delle mondine che diceva: Sebben che siamo donne, paura non abbiamo, abbiam delle belle buone lingue, e in lega ci mettiamo“. In lega, cioè in coalizione, recuperando l’intuzione originaria del movimento dei lavoratori e delle lavoratrici: il mutuo soccorso.

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