di Mattia Cinquegrani (da il manifesto del 30-08-2014)

recensione del libro C’era una volta la Fiat

«Esi­ste un mondo nel quale le per­sone non lasciano che le cose sem­pli­ce­mente acca­dano. Loro le fanno acca­dere. Senza abban­do­nare i pro­pri sogni fuori dalla porta, loro li rea­liz­zano e rischiano, per trac­ciare, ben evi­denti sul ter­reno, le pro­prie impronte. È un mondo nel quale ogni nuovo giorno e ogni nuovo cam­bia­mento offrono l’opportunità di costruire un futuro migliore». Il 6 mag­gio 2014 ad Auburn Hills, Ser­gio Mar­chionne – di fronte agli inve­sti­tori inter­na­zio­nali – decide di aprire la pre­sen­ta­zione della nuova Fiat-Chrysler Auto­mo­bi­lies con un breve com­po­ni­mento (dalla resa più banal­mente reto­rica che poe­tica). Inca­paci di ripro­porre la forza dello Yes we can di Barack Obama (ma incre­di­bil­mente simili al tono gigio­ne­sca­mente sognante del nostrano Mat­teo Renzi), nella loro scarsa ori­gi­na­lità, le parole del mana­ger italo-canadese accom­pa­gnano la caduta delle quo­ta­zioni bor­si­sti­che che inve­stono il titolo nelle gior­nate suc­ces­sive alla pre­sen­ta­zione.
D’altronde, gli obiet­tivi e le stra­te­gie pro­spet­tate da Mar­chionne per i diversi mar­chi che costi­tui­scono la nascente Fca ricor­dano, nel loro impra­ti­ca­bile otti­mi­smo, quelli imma­gi­nati pre­ce­den­te­mente per Fab­brica Ita­lia. Così, se la ristrut­tu­ra­zione azien­dale varata nel 2010 per lo sta­bi­li­mento Giam­bat­ti­sta Vico di Pomi­gliano d’Arco, sem­bra essersi rive­lata – nel man­cato rag­giun­gi­mento degli obiet­tivi pre­po­sti – una linea di rior­ga­niz­za­zione pro­dut­tiva e di poli­tica sin­da­cale, non pos­sono non sor­gere dubbi anche riguardo alla soli­dità del pro­getto Fab­brica Mondo.
Se anche nel pro­cesso di acqui­si­zione di Chry­sler, Mar­chionne ha otte­nuto, dal sin­da­cato ame­ri­cano Uaw, con­di­zioni lavo­ra­tive e retri­bu­tive tutt’altro che favo­re­voli per gli ope­rai dell’azienda, per pro­vare a imma­gi­nare cosa acca­drà nel futuro della Fca, biso­gna forse rileg­gere pro­prio la sto­ria del pro­getto Fab­brica Ita­lia e le tra­sfor­ma­zioni che hanno riguar­dato le con­di­zioni dei lavo­ra­tori, non­ché il ruolo del sin­da­cato all’interno dei diversi sta­bi­li­menti ita­liani.
È que­sta la sto­ria che Sal­va­tore Can­navò rac­conta in C’era una volta la Fiat. La nuova Fca e lo scon­tro di Mar­chionne con il sin­da­cato (Ale­gre, pp.126, euro 12) soprat­tutto guar­dando alla situa­zione della fab­brica auto­mo­bi­li­stica «con gli occhi di chi ci lavora e ci vive (e descri­vendo) la dura vita della fab­brica fatta di ritmi osses­sivi e di vere e pro­prie discri­mi­na­zioni». L’obiettivo, quindi, è di ridare visi­bi­lità a que­gli ope­rai che sono ora­mai stati quasi com­ple­ta­mente esi­liati dagli schermi tele­vi­sivi (e, di con­se­guenza, dall’immaginario col­let­tivo), ma che ancora fanno andare avanti la pro­du­zione auto­mo­bi­li­stica.
In que­sta edi­zione aggior­nata Can­navò inse­ri­sce una inte­res­sante intro­du­zione sulla nuova Fca e una appen­dice, a cura di Alberto Pic­ci­nini, sul lungo «con­ten­zioso giu­di­zia­rio che ha visto con­trap­porsi la Fiat alla Fiom» nel primo decen­nio del XXI Secolo. «Con­ten­zioso ampio ed arti­co­lato, non certo per­ché la Fiom abbia scelto di pri­vi­le­giare la “lotta giu­di­zia­ria” rispetto a quella sin­da­cale, ma solo per­ché la stra­te­gia del più grosso gruppo indu­striale ita­liano ha per­se­guito l’estromissione delle pro­prie fab­bri­che – prima fisica e poi giu­ri­dica – dei rap­pre­sen­tanti sin­da­cali, e per­sino degli iscritti, appar­ta­nenti a quell’organizzazione». La fina­lità del libro non è certo quella di demo­niz­zare il cosid­detto «Mira­colo Mar­chionne» o il suo arte­fice, ma di pro­vare a rime­diare alla quasi asso­luta indul­genza o accon­di­scen­denza dei media, per farne «un ritratto molto meno agio­gra­fico e più puntuale».

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